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Comunicazione com’unic’azione

“…E la verità si manifesta a tratti anche nell’errore del mondo così che dobbiamo decifrane i segni anche là dove ci appaiono oscuri e intessuti in una volontà del tutto intesa al male”.

Anche Guglielmo da Baskerville ne “il nome della rosa” sapeva bene che tutto quello che noi abbiamo a disposizione, strumenti, logiche di pensiero e manifestazioni della volontà umana, va compreso e usato per una crescita spirituale, o meglio intellettuale. Una crescita che diventa intuito e intelligenza per decifrare il mondo in cui viviamo.

Sicché il bene e il male si trovano insieme intrinsecamente nelle cose che abbiamo a nostra disposizione, tali che non è difficile capire fino in fondo di quale tipo di manifestazione si tratta.

Dal mio punto di vista per capire qualcosa bisogna prendere quello stesso concetto e smontarlo come un giocattolo, osservarlo, entrarci dentro spiegarlo, analizzarlo. Da qui nasce la passione per il logos, per la spiegazione e l’allenamento delle meningi. Perché fintanto che siamo narcotizzati dalla “kultur” che tramanda concetti già spiegati non troveremo mai quello che sto tentando di spiegare in questo post.

La tanto odiata parafrasi sarebbe la cosa più utile che abbiamo, noi pionieri della comunicazione  postmoderna (qualcosa che balla su sé stessa e su sé stessa si annulla).

Di questo la cultura ha sempre avuto paura: medioevo e anni 80 hanno mietuto troppe vittime sul loro cammino.

Euripide è stato il primo innovatore dell’epica greca. Quando scrisse “le baccanti” intendeva sovvertire la visione del bene e del male nel pensiero della sua epoca. Bacco, pur essendo un dio era uno spietato cinico e sanguinario dittatore che opprimeva con la magia la mente degli uomini facendogli commettere sacrifici spietati contro chi non credeva in lui.

Oggi questo avviene con le menti. La comunicazione politica ad esempio.

In Italia, sistema multipartitico trasformato in bipartitico da un sistema elettorale misto, i partiti non hanno nulla da perdere. I finanziamenti a politica e comunicazione sono pubblici, nessuno deve sbattersi più di tanto per finanziarsi. E cioè trovare una comunicazione efficace che coinvolga il cittadino per vincere le elezioni venendo eletti, non per astensionismo a intermittenza.

Basta uno spot, una piccola paronomasia per riassumere una cosa a mio avviso importante come la partecipazione politica? Pare di sì. Ai politici affezionati ai vecchi partiti di massa e al lessico pesante, basta uno slogan, dire che le tasse sono giuste in maniera affermativa, mettere la faccia del nemico tanto odiato(?) della serie “più lo guardate più lo odiate” o  “taci, il nemico ti ascolta”, raccattare quei due aficionados per dare la parvenza del partito e un amore viscerale per le tessere del partito. Viscerale.

Non si è capito ancora, che curare la comunicazione via internet, avere un sito aggiornato e dare la parola ai cittadini che ormai leggono i giornali su file pdf, o su i-phone o toccata e fuga sul sito, diventa la chiave per decifrare la realtà mediatica in un paese che vive di comunicazione (anche se arretrata) dove la comunicazione scredita la comunicazione.

Cari politici, non avete capito che la comunicazione è diventata un’azione, un botta e risposta da parte degli utenti, dite quello che volete, ma l’informatica è strumento fondamentale di questo processo.

Per noi, comunicatori in erba, curare un blog, innovare l’arte affabulatoria anche con semplici aneddoti quotidiani o racconti di esperienze, diventa un rito che allena alla buona comunicazione: qualsiasi cosa può essere informativa se esposta “bene”, in maniera accattivante; se quello che si scrive cerca un suo proprio statuto nel mondo.

Ho pensato di abbandonare il giornale dove sto facendo lo stage. Qualcosa sto imparando, certo. Ma la linea editoriale è stantia e cinica: pur essendo on-line e gestito completamente da giovani, i temi e le direttive vengono dall’alto, in più tutto il lavoro viene screditato. Non è collegato ai social network, e la sua organizzazione è men che meno intuitiva e ordinata. Ancora un esempio di cattiva comunicazione e cattiva imprenditorialità che vede sempre al centro personaggi bassi e ignobili quasi dickensiani.

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