//
you're reading...
Senza categoria

Paura e delirio a Parigi

Premetto che non ho visto la Torre Eiffel. O meglio ci sono passata per andare al Trocadero dove non so come precisamente mi sono fatta spillare 20 euro da un’associazione di sordomuti del Turkmenistan.

Ma dai. Eravamo così eccitati io ed R. (più io che R. questo per ragioni di spirito, ma anche di spirito di vino francese) di essere approdati nella città del cinema, del metro, di Queneau, della superbia di stare al mondo che scadevamo spesso nell’ingenuità e nella goffaggine.

Il primo giorno ci nutrimmo di baguette.  Piovve tutto il tempo, dico tutto il giorno durante il quale dovevamo aspettare che la mia amica mi consegnasse le chiavi (cosa che avverrà solo la sera) dell’appartamento; così stanchi di un’ora di viaggio e una notte insonne, da bravi cittadini cosmopoliti che eravamo raggiungemmo i giardini du luxemburg a piedi. Sì a piedi. Sì a Parigi.

“Guarda R. che architettura! E quel cornicione! Stupendo!” ero insopportabile, mi stupivo di fronte  a tutto, e in un giorno avevo la francia in tasca.

Ma intanto il pomeriggio passava e durante la pausa pranzo, tra un negozio e un altro  avvistammo il chitarrista degli Air, gruppo francese elettropop che nessun francese nei confini francesi conosce. Come chi è?! Fatto sta che NON lo inseguimmo: io avevo una borsa del pranzo piena di banane e il mio amico lì a fianco sorseggiava una specie di Tavernello in una bottiglia dorata molto chic, mica come da noi con quel cartonaccio verdognolo.

Finalmente dopo un intero pomeriggio passato a sorseggiare caffè di qui e di lì andammo a posare i bagagli nel piccolissimo appartamento nei pressi di Bastille. Così per festeggiare l’incontro e il ricongiungimento parigino decidemmo di andare nel quartiere di  Saint Michel  prima a tracannare del Bordeaux e poi in una Rhumerie dalla quale ne uscimmo devastati.  Io stavo benissimo: avete presente la scena iniziale di Trainspotting quando il tipo corre all’impazzata? Ecco, a correre c’eravamo io ed R. completamente allucinati e senza biglietto nei sotterranei di Parigi ad inseguire l’ultimo metro della notte seguiti da un corteo di olandesi ubriachi ai quali mezz’ora prima avevo intimato di girare al largo (senza motivo, ovviamente).

Continuo dicendo che non mi sono minimamente avvicinata al Louvre. Ma ho goduto ampiamente del Pompidou e delle estemporanee spontanee dei giovani, artisti e non, che tutti i giorni lo animano. I musei a Parigi non mancano, e se si ha poco tempo e si ama l’arte contemporanea  questo è il posto giusto. È anche il posto giusto per guardare la città dall’alto, tra una cosa e un ‘altra. E guardare in testa ai francesi (attenzione a non farvi prendere dalla voglia di salivargli anche) non è cosa di tutti i giorni.

Ragionate per quartieri, o per zone e tutto vi sarà più facile là bàs. Ma noi no, noi eravamo ancora in Emilia Romagna, dove ogni via è un universo. Ragionate per aree tematiche, poi al massimo esplorate: noi no, volevamo quella via, la famosa via Jules Verne dove Bertolucci (guarda che caso, di Parma) ha girato gran parte di Ultimo tango a Parigi. Benissimo, non ci andammo mica, e da bravi turistoni patentati andammo a far visita a Jim. Dai questo è famoso! Jim Morrison al Pere Lachaise. Dove ovviamente si trova solo la pietra tombale, lui era a godersi il sole della California. Non si fa così però.

Io sono meridionale, e al cimitero non ci vado da una vita, da un due novembre di non so quanti anni fa a “salutare” mio nonno, tappa alla quale velatamente mi obbligavano. Per me il cimitero è un luogo di morte, dove ci entrano solo le vedove e personaggi strani con la gobba e senza denti che fanno la guardia ai morti. Come se dovessero andare da qualche parte. Qua invece la gente ci va anche per leggere libri, per fare due passi e staccare dalla vitalità troppo intensa della città. Il tempo a disposizione era troppo limitato altrimenti avrei studiato l’intero esame di letterature comparate visto che avevo un bel Rousseau da leggere.

Vi capiterà anche, nei pressi di Monmatre di incappare in un vigneto, proprio un vigneto in piena regola, nel bel mezzo della ville. Non sto a scherzà.

A questo punto noterete che nutro una vera e propria passione per il vino, sicché ne ho parlato per tre quarti di articolo. Basta co’sti vini, in Italia ne abbiamo anche troppi! Direte. allora vi parlerò di formaggi, e di cipolle le quali laggiù se ne consumano a bizzeffe. Sarà pur nord ma i sapori sono ancora alquanto mediterranei, se comparati ad altre nazioni nordiche come germania e olanda. Così R. al quale piace tanto portare dei regali da paesi stranieri, e più kitsch sono meglio è, ha avuto la brillante idea di comprare una bella formina di camembert, proprio lui il principe dei puzzolenti, quello che oltre a puzzare di per sé puzza anche forte.

“Ma cosa diavolo fai due giorni co sto formaggio in spalla? Dissemini fetore per tutta Parigi!” gli intimammo, così nel bel mezzo del metro R. ebbe la geniale idea di liberare il potente fetore del formaggio dalla morsa delle tre buste in cui era stato avvolto per il vivere civile, perché “magari se prende aria puzza di meno”.

Così esasperata glielo buttai fuori dalla finestra dell’appartamento la sera prima di partire, e soddisfatta del lancio sperai che fosse finito magari su qualche tetto. Mi dispiacque tanto vedere il volto triste del mio compagno di viaggio, ma fu inevitabile, il puzzo aveva invaso ogni latebra del mio naso, dei miei vestiti e dei miei capelli. Dovevo.

E così dissi addio a quella splendida metropoli, che poi in seguito avrei rivisto ancora. Non dico la tristezza quando atterrammo a Milano. Svogliatamente presi il mio zaino, ma Parigi era ancora lì con me: sì da qualche parte aveva lasciato un segno indimenticabile che era lì con me in quel preciso istante. Ma chi fa sta puzza? Alzo lo sguardo e vedo R. che scappa via ridacchiando  da suo posto: aveva ripescato quel suo formaggio puzzolente da dove lo avevo gettato, durante la notte mentre dormivo, maledetto! Parigi se non altro era ancora lì con noi, più puzzolente che mai. Ma fantastica.

 

 

Annunci

Informazioni su clare_lemmon

power of individual speech

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: